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Peridurolisi

Gabor B. Racz
Gabor B. Racz

La peridurolisi, o lisi percutanea delle aderenze, è una procedura ideata negli anni 80 dal Neurochirurgo americano di origini ungheresi Gabor Racz.
La messa a punto di questa tecnica si deve all’osservazione, compiuta dallo stesso Racz, che una percentuale non trascurabile di pazienti sottoposti ad interventi di chirurgia vertebrale, dopo un periodo di benessere più o meno lungo, ricomincia a lamentare dolore radicolare, spesso dovuto alla presenza di aderenze cicatriziali nello spazio epidurale. D’altra parte nei pazienti già operati in precedenza un nuovo intervento chirurgico a cielo aperto presenta molte difficoltà tecniche e un elevato rischio di complicanze, legati proprio alla presenza delle aderenze cicatriziali. Inoltre i risultati di questi reinterventi sono spesso deludenti, perché dopo ogni intervento il tessuto cicatriziale puntualmente si riforma e il dolore non migliora.

Racz mise a punto un catetere “armato”, ovvero dotato di un mandrino rigido, che viene introdotto nello spazio epidurale per via percutanea, in anestesia locale, attraverso un ago e avanzato sotto guida radioscopica fino in corrispondenza delle radici nervose da trattare. Attraverso il catetere è possibile infondere mezzo di contrasto iodato e realizzare una peridurografia, cioè un’immagine radiografica contrastata dello spazio epidurale, che consente di individuare con precisione la zona dove si trovano le aderenze. Una volta posizionato il catetere a livello della zona da trattare, oltre ad eseguire la lisi meccanica delle aderenze, si possono infondere nello spazio epidurale farmaci come ialuronidasi, soluzione fisiologica, steroide e anestetico locale che contribuiscono alla lisi del tessuto fibroso e alla risoluzione dello stato infiammatorio delle radici.

Il protocollo di Racz prevede che il catetere epidurale venga mantenuto in sede per 3 giorni, nel corso dei quali viene periodicamente ripetuta l’infusione di farmaci, e quindi rimosso prima della dimissione del paziente.
Nonostante sia stata originariamente pensata per trattare i casi di dolore da fibrosi cicatriziale postchirurgica, questa tecnica ha mostrato risultati positivi anche nel trattamento di numerose altre condizioni patologiche.

Tra le patologie che possono trarre giovamento dalla peridurolisi vi sono le radicolopatie da ernia o da protrusione discale, da artrosi e da stenosi canalare o foraminale, oltre che alcune forme di dolore pelvico e perineale.

peridurografia
Peridurografia. Si osservano le radici sacrali di sinistra opacizzate dal mezzo di contrasto. La punta del catetere viene avanzata verso la radice L5, non opacizzata perché imbrigliata da aderenze cicatriziali.

I più moderni cateteri multifunzione consentono, oltre all’infusione di farmaci, di eseguire anche la stimolazione sensitiva e motoria delle radici nervose, in modo da identificare le strutture nervose con precisione ancora maggiore, nonché di realizzare il trattamento con radiofrequenza pulsata del ganglio della radice dorsale, una procedura di neuromodulazione particolarmente efficace nel dolore con caratteristiche neuropatiche.
Un’altra evoluzione tecnica della peridurolisi è la periduroscopia, che utilizza un catetere a fibre ottiche che permette di visualizzare direttamente le aderenze.

Un catetere multifunzione per peridurolisi con radiofrequenza pulsata gangliare
Un catetere multifunzione per peridurolisi con radiofrequenza pulsata gangliare