Terapia del dolore

Terapia del dolore o medicina del dolore: cos’è la terapia del dolore ed in cosa consiste

Il controllo del dolore è sempre stato uno degli obiettivi principali della pratica medica, fin dalle origini. Celebre è l’aforisma, attribuito ad Ippocrate, opus divinum est sedare dolorem, “è opera divina sedare il dolore”.

In epoca contemporanea gli straordinari progressi scientifici e tecnologici della medicina hanno portato da un lato ad un notevole prolungamento della vita media, dall’altra ad un parallelo aumento di patologie degenerative e tumorali responsabili di un gran numero di casi di dolore persistente e cronico.

Correntemente con il termine di “Terapia del Dolore”, “Terapia Antalgica” o più correttamente “Medicina del Dolore” si definisce quella branca della medicina che riunisce specialisti anche di formazione diversa (neurochirurghi, anestesisti, ortopedici, fisioterapisti ecc.) che si occupano dell’inquadramento diagnostico e del trattamento dei pazienti con sintomatologia dolorosa.

 

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Cosa sono le cure palliative?

Letteralmente il termine “palliativo” si riferisce a tutte quelle pratiche che non sono dirette a curare le cause di un sintomo (in questo caso il dolore), ma ad abolire o ad attenuare i sintomi stessi.

Nella pratica clinica le Cure Palliative si occupano della cura dei diversi sintomi responsabili della sofferenza nei pazienti con malattie oncologiche intrattabili a rapida evoluzione, in fase avanzata o terminale, allo scopo di ottimizzare la loro qualità di vita residua.

Si definisce invece Medicina del Dolore, o Algologia, o meno correttamente Terapia del Dolore la branca della medicina che si occupa dello studio, della diagnosi e della cura del dolore acuto, persistente e cronico, solitamente di natura “benigna” ovvero non tumorale.

 

Terapia del dolore: quando si fa

Potenzialmente ogni condizione patologica che provochi dolore può diventare oggetto della Medicina del Dolore.

Nella pratica le sindromi cliniche più frequentemente osservate e trattate sono in primo luogo quelle del distretto vertebrale, quindi a titolo non esaustivo:

  • Lombalgia (mal di schiena)
  • Cervicalgia (dolore al collo)
  • Dolore radicolare (sciatica, lombosciatalgia, cruralgia, cervicobrachialgia)
  • Ernia del discoStenosi del canale vertebrale
  • Failed Back Surgery Syndrome (dolore persistente dopo interventi chirurgici sulla colonna vertebrale)
  • Sindrome miofasciale (dolore di origine muscolare)
  • Dolore pelvico

Esistono poi le sindromi dolorose del distretto cranio-facciale, come i vari tipi di cefalea (mal di testa), le nevralgie e le sindromi dolorose complesse.

 

Terapia del dolore cronico

Il trattamento del dolore cronico presenta alcune difficoltà particolari legate ai meccanismi patogenetici che vi stanno alla base. Con tale termine infatti non si si indica tanto il dolore che persiste nel tempo (in tale caso si parla se mai di “dolore persistente”), ma il dolore che persiste anche una volta che è scomparsa la causa che lo aveva determinato. In altre parole il dolore cessa di essere il sintomo di una malattia e diventa esso stesso una malattia, in genere dovuta al malfunzionamento del sistema nervoso.

In tal caso è necessario ricorrere a procedure farmacologiche o interventistiche, come ad esempio la neuromodulazione, che agiscano sul sistema nervoso centrale e sui meccanismi di trasmissione e di regolazione del dolore.

 

Metodiche usate nella terapia del dolore

La metodica più semplice di trattamento del dolore è la somministrazione di farmaci per via generale, secondo opportuni schemi e protocolli terapeutici.

Le procedure infiltrative consistono della somminstrazione di farmaci, in genere cortisonici e anestetici locali, per via topica, ovvero nella loro iniezione all’interno o in prossimità della struttura anatomica responsabile del dolore, in genere sotto guida strumentale, ecografica o radioscopica.

La neuromodulazione comprende delle procedure operative complesse che agiscono sul sistema nervoso centrale per mezzo di farmaci, campi elettromagnetici o con un una combinazione di questi per contrastare i meccanismi che stanno alla base del dolore neuropatico cronico e ripristinare nel miglior modo possibile i normali meccanismi di trasmissione e regolazione del dolore.

In alcuni casi il trattamento del dolore può avvalersi della chirurgia, come quando un’anomalia anatomica causa di dolore viene corretta chirurgicamente (ad esempio ernia del disco, stenosi del canale, instabilità vertebrale ecc.)

Un ruolo importante è rivestito anche dalla fisioterapia, in sinergia con le procedure indicate sopra, per consentire il più precocemente la ripresa dei normali movimenti ed eliminare le cause che aggravano la sintomatologia dolorosa, come i movimenti e le posture viziate.

 

Terapia del dolore schiena

Il mal di schiena rappresenta un fenomeno complesso e multifattoriale.

L’elevata prevalenza del dolore vertebrale, le numerose modalità di trattamento impiegate e il relativo costo economico e sociale influenzano in maniera rilevante le decisioni cliniche.

Nonostante si tratti di un disturbo molto frequente, spesso è difficile nella pratica clinica, sia in urgenza che in elezione, arrivare ad una diagnosi precisa sull’origine del dolore vertebrale.

Le tecniche intervenzionistiche di terapia del dolore si basano su una filosofia di tipo neurofisiologico, all’interno della quale è fondamentale riconoscere un’origine strutturale del dolore, indipendentemente dall’esistenza di comorbidità o di disturbi psicosociali associati.

Uno dei motivi della crescita esponenziale delle tecniche di trattamento è l’oggettiva difficoltà di ottenere una diagnosi accurata.

Una diagnosi errata o non accurata può portare non solo a provvedimenti avventati, ma anche a fallimenti terapeutici con conseguente spreco di tempo, energie e risorse.

Per un trattamento adeguato è dunque indispensabile una diagnosi accurata, che a sua volta dipende dall’attendibilità degli esami utilizzati per giungere alla diagnosi.

Non esistono degli standard universalmente accettati per la diagnosi di dolore vertebrale.

Si stima che, basandosi sulla storia clinica, sull’esame obiettivo, sulle immagini radiologiche e sugli studi di conduzione nervosa, una causa precisa di dolore vertebrale non radicolare possa essere identificata in non più del 15% dei pazienti, mentre impiegando le tecniche intervenzionistiche controllate si può arrivare a una diagnosi in circa l’85% dei pazienti.

Grazie all’uso di blocchi selettivi si possono chiarire molte situazioni dubbie, determinando con precisione la fisiopatologia del dolore, la struttura anatomica responsabile e il percorso dei segnali nervosi afferenti.

La base teorica dei blocchi selettivi è che se il paziente avverte realmente un dolore che origina da una particolare struttura anatomica, il blocco anestetico di questa struttura dovrebbe portare in maniera riproducibile alla scomparsa completa o parziale del dolore.

Molte tecniche intervenzionistiche spinali, oltre che a scopi diagnostici, sono impiegate anche nel trattamento del dolore vertebrale. Il razionale sta da un lato nell’estrema frequenza e dall’altro nell’estrema complessità dei problemi di dolore vertebrale e nella capacità dei blocchi selettivi di identificarne la causa. Le articolazioni zigoapofisarie, i dischi e le articolazioni sacro iliache sono notoriamente potenziali fonti di dolore vertebrale e possono essere obiettivo dei blocchi selettivi.

Pere ulteriori informazioni in merito al trattamento del dolore vertebrale ti invito a leggere questo mio approfondimento: Diagnosi e trattamento del dolore vertebrale.

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