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Mal di schiena in gravidanza

Il mal di schiena è un disturbo molto frequente in gravidanza: si stima infatti che colpisca circa il 50% delle donne incinte.

 

Proprio perché si presenta con grande frequenza il mal di schiena in gravidanza tende a essere considerato un fenomeno normale e ad essere così sottovalutato. In realtà, anche se spesso si tratta di un sintomo occasionale e a risoluzione spontanea, in alcuni casi questa condizione si associa a problemi importanti durante la gravidanza e il post partum e tende a mantenersi nel tempo, con un’incidenza di dolore persistente fino a 2 anni nel 10% delle pazienti.

 

Il mal di schiena inoltre può contribuire all’inattività fisica durante la gravidanza, con conseguente maggiore incidenza di complicanze ostetriche come ipertensione e diabete gestazionale e maggior probabilità di ricorso al taglio cesareo.

 

Mal di schiena gravidanza cause

 

Diversi fattori fisiologici possono contribuire al dolore lombare e pelvico in gravidanza. L’aumento di alcuni ormoni, tra cui il progesterone, gli estrogeni e la relaxina provoca una maggiore lassità legamentosa. Un’asimmetria nel carico sulle articolazioni sacro iliache e una maggiore mobilità della sinfisi pubica sono associate a dolore pelvico posteriore moderato o grave durante la gravidanza e il puerperio.

 

In gravidanza inoltre si verificano importanti modificazioni posturali, poiché l’aumento delle dimensioni dell’utero provoca lo spostamento in avanti del baricentro con conseguente iperlordosi compensatoria e rotazione sagittale della pelvi.  Dall’altro lato si verifica l’indebolimento dei muscoli addominali, che aumentano il carico sulla colonna lombare e sulle articolazioni sacro iliache. Il sovraccarico sulla colonna lombare può accelerare la degenerazione dei dischi e provocare protrusioni o ernie discali, che possono causare anche dolore radicolare, cioè irradiato lungo gli arti inferiori (sciatica).

 

Cause più rare di dolore lombare, non di tipo degenerativo, possono essere le fratture vertebrali da stress, favorite dall’osteoporosi, le infezioni e i tumori.

La diagnosi il più delle volte è clinica, mentre gli esami strumentali si riservano ai casi più gravi che non rispondono ai comuni trattamenti.

 

Qualora compaiano disturbi di forza o di sensibilità agli arti inferiori o al perineo è indicata l’esecuzione di una risonanza magnetica, che è l’esame che offre la migliore definizione di immagine senza l’uso di radiazioni ionizzanti che possono essere dannose per il feto. Anche se non vi sono in letteratura scientifica chiare prove di possibile danno all’embrione, generalmente l’esecuzione della risonanza è sconsigliata nel primo trimestre di gravidanza, a meno che le condizioni cliniche lo richiedano. L’uso del gadolinio per via endovenosa è raramente necessario, dato che la grande maggioranza delle alterazioni degenerative della colonna sono ben documentabili senza il suo impiego.

 

Mal di schiena gravidanza rimedi

 

Per quanto riguarda la prevenzione e la cura del mal di schiena in gravidanza esistono dei programmi di educazione per le gestanti che insegnano i fondamenti di anatomia, di ergonomia, le posture corrette, le tecniche di rilassamento e di gestione del dolore. Il principale vantaggio di questo tipo di approccio è quello di promuovere uno stile di vita attivo e di ridurre i fattori biopsicosociali come l’ansia e la catastrofizzazione che influiscono in maniera negativa sul mal di schiena durante la gravidanza e dopo il parto.

I farmaci antidolorifici e antiinfiammatori in gravidanza vanno assunti con estrema cautela e sempre sotto stretto controllo medico, per evitare potenziali danni al nascituro.

 

In caso di dolore radicolare da ernia o protrusione discale o da stenosi del canale sono molto efficaci le infiltrazioni epidurali di steroidi. In particolare la tecnica ecoguidata consente di trattare selettivamente la radice affetta utilizzando una bassa dose di farmaco e senza ricorrere all’uso di radiazioni ionizzanti, in modo da ottenere il migliore risultato clinico senza rischi per il nascituro. Anche in questo caso tuttavia, soprattutto nei casi in cui sia necessario ricorrere a più sedute infiltrative o in presenza di particolari comorbidità (ad esempio diabete gestazionale) è sempre opportuno che questi trattamenti vengano eseguiti in accordo con il ginecologo curante.

 

Il trattamento chirurgico si riserva solitamente ai casi in cui il dolore abbia una causa diversa da quella degenerativa (ad esempio tumorale o infettiva) oppure nei casi in cui vi sia un deficit neurologico che metta in pericolo l’integrità fisica della donna. In tal caso è necessaria una stretta collaborazione all’interno di una equipe multidisciplinare che includa, oltre al chirurgo vertebrale, l’anestesista, il ginecologo e il neonatologo in modo da ridurre al minimo qualunque rischio per la madre e per il nascituro.